Lecture
24 giugno 2004 - Accademia dei Lincei, Roma
Negli ultimi mesi è emersa sulla stampa la questione del ceto medio, che in realtà covava da tempo. Dati, lettere dei lettori, commenti hanno mostrato che molti nelle fasce medie avevano problemi a conservare redditi e consumi abituali. La politica è stata presa in contropiede, e si è in modi diversi appropriata del tema. Anche i sociologi, sono stati presi in contropiede.
A loro, il tema dei ceti medi non è mai stato molto simpatico. Ci sono molte ragioni di ciò, più o meno facilmente comprensibili, ma il fatto principale forse è che non hanno mai capito bene - per così dire - da che parte acchiappare le categorie che stanno nel mezzo. Non a caso, per parlare delle figure nel mezzo della piramide sociale a volte dicono "classi", a volte "ceti", al plurale o al singolare: il terreno è scivoloso, è meglio non avventurarsi.
Schemi tradizionali di classificazione distinguono fra vecchi ceti medi (o classi medie) indipendenti (gli artigiani, i commercianti, i contadini) e nuovi ceti medi, gli impiegati; questi a loro volta sono distinguibili in pubblici e privati, due figure da sempre pensate con diversi attributi sociali; va da sé che queste e altre distinzioni si giustificano se appunto fanno osservare in modo sistematico differenti orientamenti di valore, stili di vita, espressioni di interessi, affiliazioni politiche e così via. Categorie come quelle indicate conservano un valore analitico, ma con la fine del capitalismo industriale la differenziazione dei ruoli e delle posizione professionali è molto aumentata: frammentazione sociale e individualizzazione sono due termini ricorrenti per indicare tendenze che complicano il nostro problema.
La prima domanda che allora mi pongo è: in un'epoca di differenziazione sociale e individualizzazione, è possibile mantenere una prospettiva unitaria sul ceto medio? Possiamo, vale la pena di parlare di ceto medio, e a quali condizioni? E se sì, perché è importante occuparsene? In fondo, proverò solo a rispondere a queste domande. E dico subito che lascerò da parte molte cose, per niente secondarie, specie relative a ciò che sta sopra e sotto il ceto medio. Ma è solo l'inizio di un discorso troppo finora trascurato.
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