Il valore di uno studio che si cimenti con la non facile operazione di fare storia sociale delle amministrazioni pubbliche italiane si misura dalla capacità di andare oltre le barriere consolidate costituite dalla convinzione che fonti di questa storia siano soltanto o quasi esclusivamente le leggi e la giurisprudenza amministrativa. Come vuole la cultura del nostro Stato unitario che ebbe ad assumere a proprio fondamento - dato anche il ritardo nei confronti delle vicende storiche - il diritto pubblico e amministrativo di origine, insieme, francese e tedesca che in sostanza fu il derivato della logica degli Stati nazionali quali si erano venuti costituendo dalla metà del Seicento (Pace di Westfalia) in poi. Il lavoro di Sepe e Crobe, nella piena consapevolezza di questi problemi, mi pare che si avvii nel modo giusto alla comprensione delle dinamiche e dei processi che attraversano un fenomeno così complesso e proteiforme, com'è quello che sinteticamente si usa denominare "Pubblica Amministrazione", con le sue tante propaggini nei più diversi settori della società.






