Walter Tocci - Avanti c'è posto

Seminario

Walter Tocci
"Avanti c'è posto"

(Donzelli 2008)

20 marzo 2009
ore 10.30

Una sintesi dei temi

Il seminario sui temi oggetto del lavoro di Walter Tocci raccontato in Avanti c'è posto è stato una formula di discussione, il tradizionale "dibattito in redazione" della rivista queste istituzioni, oggi rivista del Consiglio italiano per le Scienze Sociali, ed allo stesso tempo una sessione dei lavori della Commissione CSS sul "Governo delle città", coordinata da Giuseppe Dematteis, per dare un apporto significativo alla riflessione sviluppata in tale ambito.
Il libro di Tocci - nelle parole di Sergio Ristuccia - rappresenta un momento riflessivo rarissimo della politica non declinata al singolare, come quella del consenso e delle ideologie, bensì al plurale, su aree precise della vita pubblica e delle questioni sociali. Allo stesso tempo critica ed autocritica, coniugate nella ricostruzione delle vicende urbane di Roma, per trarne un'interpretazione della vita politica tout court ed indicazioni progettuali per il futuro.
I piani di lettura sollecitati da questo intreccio sono molteplici.
I numerosi interventi dei relatori ne hanno evidenziati alcuni, e allo stesso tempo hanno posto sul tavolo nuovi spunti, attraverso punti di vista originali, non senza qualche polemica.

Analisi tecnica, valutazione politica, proposta teorica, approccio sentimentale (dice Luigi Mazza: "questa è una storia d'amore dichiarata, senza pudori, anche con qualche imbarazzo per il lettore che si trova a questo incrocio di amorosi sensi. Anche perché questo amore si rivolge ad un oggetto che è il tram. Per un milanese abituato ad una famosa canzone di Jannacci - "La forza dell'amore" - in cui un vecchio zio rincorreva un filobus, questa cosa non è così scandalosa. Tocci poi non ha ottant'anni, e rincorre un tram): il tram è un pretesto che fa da filo conduttore all'interno di un complesso discorso di proposta teorica e tecnica, fino ad assurgere a metafora della vita urbana e dei modi di trasformarla attraverso le relazioni umane nello spazio.
Le due teorie dell'autore, una teoria dell'accessibilità ed una teoria della città, convergono verso un fine, una preoccupazione chiara: la ricostruzione delle legature sociali (Pierfranco Pellizzetti).  

Le questioni e le vicende dell'abuso edilizio e della pianificazione, tentata e realizzata, possono essere lette ed interpretate in termini di azione reciproca di forze distinte e correlate sullo spazio e sugli attori sociali ed economici (i proprietari di aree, gli immobiliaristi) che operano e/o abitano in esso (Fiamma Mignella Calvosa). Rapporti di potere più o meno efficaci a seconda dei piani su cui si misurano gli effetti: la crescita dei valori e dei plusvalori, la realizzazione di un ideale di città, la qualità della vita.

Roma e l'autobiografia della nazione. Milano, la finanza e il cortocircuito amministrazione-politica. Torino, Lione, Barcellona e la pianificazione strategica. Lo sviluppo della città si riflette sull'organizzazione dello spazio: il rapporto centro-periferia; l'espansione a macchia d'olio; la dispersione; i modi e gli strumenti per declinare i temi della mobilità e dell'accessibilità (lo sviluppo e le politiche di trasporto pubblico tra logiche aziendali ed obiettivi generali).
A sua volta, lo spazio influisce sui comportamenti e la qualità della vita di utenti e cittadini. In tal senso, ad esempio, è necessario adottare un approccio di genere alla geografia urbana (Flavia Cristaldi): gli uomini e le donne hanno pratiche diverse di mobilità. Le scelte di trasporto pubblico possono incidere sulle possibilità di inserimento delle donne nelle attività economiche e sulle cosiddette "trappole spaziali".

Il piano storico è importante perché consente di ripercorrere e comprendere i processi di trasformazione dello spazio, le forze che hanno agito, i pattern di sviluppo e crescita. Roma, ad esempio, ha attraversato una fase di incredibile trasformazione negli ultimi decenni: fondata su tre grandi pilastri che erano quelli del settore pubblico, del commercio e delle partecipazioni statali, tra gli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta, con la crisi del debito ed il commercio in calo, si è trovata senza questi punti di riferimento (Lorenzo Bellicini).

Roma è anche luogo di una nuova emergenza (Lorenzo Romito): c'è uno spirito nuovo. La rottura con il sistema politico ha portato la cittadinanza, in modalità diverse, ad occuparsi in presa diretta delle questioni  che riguardano la qualità della vita e la convivenza, quindi ad auto-organizzarsi per la ricostruzione dei vissuti di comunità nella dispersione urbana. Una ricostruzione interessante che coinvolge soggetti molto distanti, tutta una serie di appartenenze che si trovano a dovere inventare uno spazio di condivisione. In questo scenario, c'è una grande potenzialità in termini di accessibilità e governo del territorio.

E allora, centralità o policentrismo? Se policentrismo deve essere, che non significhi però nuove centralità come addizione, sommatoria di quantità priva di strategia (Visenta Iannicello). Occorre cioè individuare, almeno per alcune specifiche funzioni (servizi) e popolazioni, una vocazione specifica e prevalente simbolica e funzionale, secondo una logica coerente (Giuseppe Dematteis).   

Con la consapevolezza che molti dei problemi non appaiono risolvibili e gestibili attraverso i numerosi, spesso inutili, livelli di governo locale. L'unica speranza di sopravvivere in tal senso è la crescita della politica.
Soprattutto se, come dice Mazza, il punto di partenza è squisitamente ideologico, e per far funzionare le cose, bisogna avere un'idea di città.


Gli atti del seminario saranno pubblicati sulla rivista del CSS, queste istituzioni   (http://www.questeistituzioni.it).

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