I temi trattati

Il sistema-Paese è costituito da sistemi urbani e pertanto lo sviluppo dell'Italia dipende dalla riqualificazione delle città.

Le macro tendenze legate al marketing urbano, al riposizionamento delle città nelle reti europee e al passaggio dalla pianificazione urbanistica conformativa a quella strategica performativa sono strettamente connesse ai processi di urbanizzazione, globalizzazione e terziarizzazione, in un contesto in cui le indicazioni per le politiche si aprono sempre più a livello internazionale. Occorre quindi guardare alle città come motori di sviluppo e innovazione, in un quadro nazionale che inviti alla "capacitazione" delle amministrazioni pubbliche locali.

Permangono, tuttavia, concettualizzazioni conservative che non riescono a cogliere i cambiamenti in atto nella morfologia fisica e sociale e nell'organizzazione della città. Per definire meglio gli oggetti da governare e superare il ritardo istituzionale, l'attenzione dovrebbe spostarsi dallo spazio dei luoghi visibili a quello dei flussi, anche invisibili (energia e informazione). La mobilità è infatti un fattore strutturante dei sistemi urbani e identitari. Nell'epoca delle Cyber infrastructures, è auspicabile combinare l'eGovernment  con la eGovernance per favorire la coesione sociale anche in situazioni decontestualizzate e spersonalizzate: governare la mobilità è imprescindibile per governare le città.

Un ostacolo ai cambiamenti auspicati è l'assenza di una politica urbana a livello nazionale, regionale e  sovra comunale. La struttura istituzionale e amministrativa, infatti, è ancora inadeguata a garantire il buongoverno delle città. Guardando all'evoluzione storica dell'ordinamento istituzionale italiano e dei rapporti di potere tra i suoi diversi livelli, emerge una situazione peculiare, costituito da uniformità formale tra Comuni e "centralismo debole". Gli interventi risultano spesso emergenziali o legati a grandi eventi, l'illegalità appare tollerata. Il principio di sussidiarietà è impiegato in modo distorto e la governance talvolta finisce per essere intesa meramente come retorica. Manca una gerarchia di poteri e di responsabilità verso gli "interessi generali" relativi alle diverse scale di governo. Su questo tema le recenti novità legislative introdurranno conseguenze da analizzare.

Oltre all'importanza degli assetti istituzionali, dagli incontri della Commissione è emerso il ruolo trainante del settore immobiliare e finanziario nell'alternanza dei cicli economici espansivi e recessivi. Rendita e speculazione immobiliare hanno dirottato gli investimenti delle imprese e il credito bancario. Emerge la necessità di politiche anticicliche, ma si rileva il permanere di una sorta di neocorporativismo municipale: i piani e le politiche locali dipendono dai forti poteri immobiliari, con conseguente scarso impegno per la rigenerazione urbana, il recupero e l'housing sociale. Non aiutano prospettive negative, ancorate a sicurezza e repressione, viceversa servirebbe uno sguardo positivo volto all'inclusione e al risanamento.

I poteri di governo delle città, tuttavia, tendono a essere scomposti "in verticale", si moltiplicano e organizzano per settori in network sovra locali e la forma urbana è decisa da chi progetta e gestisce le grandi reti infrastrutturali. Il governo elettivo locale controlla sempre meno le funzioni di sua competenza. Questione aperte sono quindi quale livello di governo superiore possa esercitare un controllo efficace sulle reti settoriali e quali forme di governance multilivello siano perseguibili (come si rileva dai contributi di Cammelli, Donolo, Martinotti).

Altri fenomeni concorrono invece a una scomposizione "orizzontale" della città: polarizzazione funzionale, concentrazione demografica, suburbanizzazione, periurbanizzazione, "recessione dei confini" causano problemi connessi a mobilità e infrastrutture, consumi energetici, inquinamenti, consumi di suolo, frammentazione sociale, degrado ambientale e paesaggistico. La dimensione territoriale cresce più della popolazione, e le residenze sono sempre più separate dai luoghi del lavoro e dei servizi. Le città diventano meta-città, strutture territoriali estese multi-municipali, "corridoi".

Queste dinamiche coinvolgono profondamente la dimensione politica della rappresentanza, per la  pluralità e multiscalarità dei decisori. Con quali strumenti si può ricreare l'urbano nelle periferie e nel periurbano? Come governare la concorrenza e il potenziale conflitto tra le popolazioni urbane, residenti e non (pendolari, city users, metro-business)? Emerge una preoccupante crisi dell'autogoverno urbano, della cittadinanza, della democrazia rappresentativa locale e delle forme di controllo amministrativo tradizionali, mentre l'opinione pubblica sembra piuttosto indifferente nei confronti del problema urbano, forse perché i cittadini percepiscono la partecipazione poco incisiva, anche per le crescenti  asimmetrie tra diritti politici, responsabilità fiscale e rapporti di utenza. In questo contesto avverrà l'attuazione delle città metropolitane, mentre ci si interroga sull'opportunità di trasferire alcune competenze e modalità di partecipazione. Il sistema urbano italiano, da un lato rimane fortemente caratterizzato da annose disparità, come il divario Nord-Sud sia rispetto agli strumenti che alle risorse disponibili, dall'altro si struttura in modo nuovo, anche attraverso Malls e grandi centri commerciali che polarizzano i flussi e sostituiscono gli spazi pubblici tradizionali (v. contributi di Cammelli, Donolo, Martinotti)

L'analisi delle tendenze emergenti che caratterizzano la realtà urbana italiana sarà integrata dalla descrizione interpretativa dei processi e della loro complessità politica, economica e sociale, così come si presentano in concreto nelle quattro maggiori aree urbane italiane: Milano, Roma, Napoli e Torino (contributi in preparazione di Pasqui, Bolocan e Governa).

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