Si è svolta lunedì 21 settembre 2009 presso il Centro Congressi della Fondazione Cariplo a Milano la quarta riunione della Commissione per il Governo delle città coordinata da Giuseppe Dematteis. I componenti della Commissione hanno approfondito l'analisi di alcune tendenze di mutamento individuate durante gli incontri precedenti con lo scopo di disegnare un possibile cammino per il governo urbano in Italia. La diagnosi delle maggiori criticità ha sollevato questioni di interesse per le policies che verranno affrontate anche attraverso una ricerca comparativa sui casi di Torino, Milano, Roma e Napoli.
Per gestire a livello nazionale la complessità crescente e i deficit del sistema urbano, le città italiane vanno viste come beni comuni, propulsori dell'economia, luoghi di costruzione della cittadinanza e della convivenza sociale e culturale. Punti di accesso privilegiati per un'analisi multidisciplinare e multidimensionale nell'ultima riunione sono stati: la ciclicità del settore immobiliare, i mutamenti nel rapporto tra processi territoriali e reti urbane, le popolazioni urbane, il loro malessere e la dimensione del conflitto sociale, la forma delle città e il rapporto tra urbanistica e architettura, le funzioni e gli oggetti urbani in relazione all'assetto istituzionale e a possibili indicatori empirici di contesto.
Il nesso problematico tra sviluppo economico, cicli del settore dell'edilizia e (saturazione del) territorio metropolitano è stato affrontato a partire dai dati raccolti e elaborati dal Cresme su costi di costruzioni, oneri, prezzi di vendita e redditività del settore. Il ruolo del complesso immobiliare-finanziario nel condizionare la crescita urbana e le sue forme è identificato attraverso un percorso che tiene conto del più ampio contesto economico globale e nazionale e si propone tre obiettivi: interpretare il "boom" del primo decennio degli anni 2000; descrivere e comprendere la crisi attuale; raffigurare possibili sviluppi per il futuro. Identificare e quantificare chiaramente l'entità e le caratteristiche delle fasi espansive e recessive - nonché le dinamiche demografiche, macro-economiche, delle disuguaglianze sociali e di compromissione politica e finanziaria che hanno inciso fortemente sui comportamenti - è necessario per valutare se il governo urbano ha saputo e sa contrattare e quanto è contata la consapevolezza politica di questo processo ciclico, interrogandosi sulla natura che avrà il legame del problema urbano con il ciclo economico all'indomani della crisi (Bellicini).
I cambiamenti delle forme di strutturazione dello spazio delle città a scala nazionale devono essere letti integrando quattro prospettive: quella che colloca l'armatura urbana italiana all'interno dell'organizzazione dello spazio europeo; quella del contesto macroregionale dei Grandi ambiti territoriali e dei Sistemi macroregionali funzionali; l'approccio reticolare; il nesso tra città e territori. I processi di riorganizzazione territoriale (deconcentrazione territoriale e diffusione del fenomeno urbano, riarticolazione dei nodi urbani in relazione alla ristrutturazione dei rapporti tra spazio, produzione e società) sono condizionati da dinamiche demografiche, insediative e della domanda-offerta di mobilità. È possibile quindi identificare tre scenari evolutivi in Italia: affermazione anche nella penisola delle Mega City Regions, ricentratura funzionale sulle città oppure radicalizzazione delle varietà locali del territorio italiano, con conseguente generazione di un ambiente insediativo pluriverso. Oltre che da fattori macro-economici, l'affermazione di uno di questi scenari dipenderà dalle decisioni politiche (Pasqui).
Tra i mutamenti dell'organizzazione territoriale, quello della recessione dei confini denota un processo molto generale, di estrema rilevanza anche fuori dall'Italia (per approfondire). Tale fenomeno, infatti, rende più difficile individuare le identità, gli attori e i soggetti della politica e della partecipazione. Un tratto dell'esperienza italiana è stata l'impreparazione della cultura politica, ma non solo, a cogliere la formazione dello sprawl e quindi la mancanza di strumenti per governarlo (Martinotti).
Le citate trasformazioni fisiche delle grandi città hanno importanti conseguenze sull'organizzazione sociale e psicologica delle popolazioni urbane. Dal punto di vista del vissuto soggettivo sono intervenuti profondi cambiamenti tra cui individualizzazione, insicurezza e consenso basato sulla sicurezza, con esiti sulla tensione tra coesione e conflitto sociale. Occasioni di incontro e esperienze collettive che in passato erano fonte di identificazione e riconoscimento, oggi possono essere interpretate come un pericolo per la vita cittadina. In alternativa alla tentazione della città armata, è preferibile ipotizzare suggerimenti e soluzioni lungimiranti, anche se non dagli effetti immediati (Amerio).
Un aspetto cruciale per stabilire l'efficacia e il livello degli interventi è quello degli strumenti ordinatori (per approfondire). La pianificazione urbanistica e la progettazione architettonica delle città, peraltro non in continuità fra loro, storicamente non sono riuscite a determinare forme urbane e scenari fisici intenzionati se non in modo molto parziale. Le realizzazioni concrete, infatti, finiscono per dipendere principalmente dalle idee e dalla cultura della classe dirigente del periodo. Per uscire dalla situazione paradossale in cui da un lato alla pianificazione si chiede troppo, dall'altro non si implementa e la si accusa di fallimento, si aprono due opportunità: quella di un governo centrale autorevole e forte che predisponga e imponga progetti e politiche, ma si tratta di una via poco probabile in un paese come il nostro, oppure quella di muoversi all'interno di un costume repubblicano che delinei un interesse generale al quale conformarsi, nel quale estetica e politica si fondono (Mazza).
Il tema generale del buongoverno urbano (per approfondire) e lo studio della dimensione istituzionale (per approfondire) discussi nelle precedenti riunioni della Commissione si collegano alla complementare questione dell'analisi delle funzioni, importante per trovare soluzioni politiche in relazione al binomio coesione-competitività-convergenza, secondo le raccomandazioni dell'Unione. Il patrimonio pubblico urbano spesso è disperso disordinatamente per assenza di programmazione e mancanza di attenzione da parte di un interlocutore pubblico centrale. All'intersezione tra urbanistica, trasporti, servizi e cittadinanza si delineano bisogni che, nonostante differenze storiche e caratteristiche peculiari, denotano problematiche comuni alle diverse città italiane, fra cui per esempio pervenire a un ordinato assetto del territorio e gestire i la mobilità. La progettazione istituzionale, quindi, si potrebbe integrare con riferimenti sostanziali e dinamici a partire dalla conoscenza puntuale del patrimonio pubblico urbano, attraverso rilevazioni e indicatori che permettano di valutare se in una determinata città c'è un tentativo di regolazione o un chiaro progetto per il futuro (Urbani).
L'analisi empirica delle città di Napoli, Roma, Milano e Torino si basa sulla lettura incrociata di metadati secondari sulle agende delle politiche urbane, ed è focalizzata a fornire indicazioni sulle differenze negli effetti del governo urbano. Le indagini si concentrano sui temi principali delle agende politiche, ascritte a politiche per la competitività (es. sviluppo economico, marketing urbano; pianificazione strategica; politiche degli eventi) e politiche per la coesione (es. rigenerazione urbana, politiche per la casa, politiche sociali). In particolare si considerano le seguenti aree di policy: le trasformazioni fisiche delle città; il welfare territoriale (politiche su sicurezza, immigrazione e casa); le pratiche d'uso della città (mobilità; vecchie e nuove popolazioni urbane). A seconda delle politiche considerate il ragionamento non riguarderà solo il livello metropolitano ma si potrà allargare o restringere (Bolocan, Governa e Pasqui, con la collaborazione per le indagini su Roma e Napoli di Laino, Amato e Cremaschi).
Riprendendo la problematica del governo urbano nel suo insieme, si cercano di identificare in modo realistico le possibilità e i limiti che caratterizzano la situazione presente e i suoi sviluppi, per individuare su quali nodi si deve e si può intervenire subito e su quali sono necessarie riforme normative e istituzionali praticabili (Dematteis, Ristuccia). I componenti della Commissione discutono anche dell'istituzione delle aree metropolitane, degli aspetti istituzionali (Cammelli), delle difficoltà di coordinamento e della dimensione geopolitica (Mazza). La rappresentatività e la circolazione di informazioni nella località è importante per creare coinvolgimento al di là degli interessi speculativi, anche perché l'insicurezza sul futuro può esaltare atteggiamenti conservativi che intendono la pianificazione come strumento per "difendersi" o "chiudersi" (Dematteis, Mazza). Inoltre proiettare sul territorio nuovi confini con funzione di strutture elettorali è problematico: le elite avvieranno negoziazioni, in relazione alla parabola ossimorica della proposta di legge per la quale l'area metropolitana da entità amministrativa inizialmente nata per mettere in luce le esigenze della metropoli sta finendo per coincidere con la provincia (Martinotti).
La Commissione ritiene dunque indispensabile un nuovo progetto per il governo urbano in Italia, che non sia solo urbanistico ma sappia cogliere le grandi trasformazioni in corso e proponga modelli di intervento comprensivi, differenziati, che tengano conto sia del discorso istituzionale che di quello geografico e socio-economico






