(Roma 16-17 settembre 2009)
L'analisi del mercato e dei comportamenti dei suoi attori ha guidato le relazioni e gli interventi al secondo workshop sui risultati della ricerca "Illicit Drug Market and its Possible Regulation". Sono stati affrontati i temi dell'informazione statistica, economici e giuridici. Ecco, in estrema sintesi, i principali aspetti trattati.
L'Istat, all'interno di una ricerca promossa dall'Eurostat, sta studiando la possibilità di includere l'economia illegale, ed in particolare quella legata alla droga, negli schemi di contabilità nazionale. I risultati ottenuti sono stati messi a confronto con gli analoghi dell'Ufficio statistico della repubblica ceca.
Sono state illustrate alcune metodologie proposte per colmare le carenze dei dati di base, fra le quali le tecniche di cattura-ricattura e la stima indiretta dei consumi attraverso l'analisi delle acque reflue. Una conclusione del dibattito è che la presenza di un centro di coordinamento per l'informazione statistica ne migliora sostanzialmente la disponibilità e la qualità.
La conoscenza dello stile di vita del consumatore è fondamentale per l'analisi del mercato; le rilevazioni pilota sulle scuole e sulle comunità terapeutiche confermano un aumento dei consumi di droga; si afferma il poli-consumo; i prezzi sono indicativi della presenza di mercati differenti per i consumatori occasionali e per quelli regolari.
Le famiglie sembrano essere la fonte principale per la disponibilità di denaro, sia all'inizio del consumo sia in fase problematica; seguono le attività illegali, ad esempio lo spaccio, e soltanto in parte il lavoro (almeno per gli studenti e i consumatori problematici). Le analisi presentate per l'Italia sono state confrontate con quelle americane, australiane ed olandesi.
Fra i modelli economici discussi assume rilievo quello che dimostra come lo sviluppo economico sia influenzato negativamente dall'investimento di profitti illegali nell'economia legale, attraverso la così detta "zona grigia".
Sono emersi suggerimenti per contrastare l'industria della droga. I consumatori problematici sono, in Italia, circa 500.000 e il loro livello di consumo copre quasi la metà del mercato. Per procurarsi il denaro necessario per i propri consumi giornalieri, essi vengono spinti al piccolo spaccio di strada.
La riduzione di 100.000 consumatori problematici, attraverso la riqualificazione al lavoro ed altre idonee misure legislative ed economiche, eliminerebbe un decimo del mercato esistente, riducendo la domanda, contrastando lo sviluppo dell'industria della droga e innescando un circolo virtuoso.
Le organizzazioni criminali in Europa sono prevalentemente orientate al commercio ed all'intermediazione. Si registrano nuove tendenze: aumentando i consumi, crescono l'autoproduzione di alcune sostanze e il commercio di prodotti legali, succedanei delle droghe tradizionali; i tradizionali cartelli si frammentano. Il fenomeno, connesso al poli-consumo, è stato osservato un po' ovunque e con particolare attenzione in Svizzera ed in Australia.
Il confronto internazionale fa emergere alcune best practices che coniugano durezza nei confronti dei trafficanti e pragmatismo nel trattamento dei consumatori. I migliori risultati sono stati ottenuti in Svizzera, dove l'allerta è costante pur avendo quasi eliminato la circolazione delle droghe più pesanti.
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