I lavori 2006-2007 della Commissione di studio sulle fondazioni in Italia
Dopo la pubblicazione del Libro bianco sulle Fondazioni in Italia (2002), la Commissione sulle fondazioni[1] coordinata da Sergio Ristuccia ha ripreso i lavori nel 2006. Fitta è l'agenda dei temi e degli aggiornamenti da esaminare, anche alla luce delle novità intercorse nei quattro anni successivi all'uscita del libro bianco. Con la riforma del libro I del Codice civile che sembrava fosse sul tavolo del legislatore. Nel corso della prima riunione (30 settembre 2006, Superga) sono stati affrontati alcuni problemi di impostazione del piano di lavoro, a partire da un documento preparatorio di Sergio Ristuccia e da alcune note di Piero Bassetti, Bernardino Casadei e Francesco Saverio Coppola, membri della Commissione.
La Commissione si è soffermata sulla scelta di un taglio di ricerca incentrato sui profili critici prima ancora che sui soggetti. Certo, è naturale partire dalle grandi fondazioni, quelle di origine bancaria, in quanto soggetti in grado di sostenere grandi progetti e con ciò stesso orientare, come paradigma di riferimento, lo stesso discorso sulla natura delle fondazioni tout court. Tenendo conto, d'altra parte, dell'importanza di una prospettiva analitica che distingua fra fisiologia e patologia del fenomeno sociale "fondazioni". Cosa è proprio e cosa è improprio nel parlare di "fondazioni"? sul punto si è soffermato Marco De Marie.
Di qui la necessaria individuazione di un'area di indagine accuratamente delineata, posto che il termine "fondazione" indica realtà molteplici e variamente nominate: fondazioni d'impresa, fondazioni commerciali, fondazioni liriche, fondazioni culturali, fondazioni di partecipazione, e così via.
Si tratta di un vasto panorama di assetti e forme, e loro ibridazioni. Varietà, questa, che non è stata ancora recepita dall'attuale ordinamento giuridico, il quale vede, accanto ad una forte specialità della legislazione sulle grandi fondazioni di origine bancaria, un diritto comune codicistico di assai modesta portata. Ed altrettante definizioni del tutto insufficienti ad individuare i requisiti sufficienti e necessari alla classificazione dei casi e delle attività (commerciali, erogative, di fund raising, etc.) all'interno del fenomeno delle fondazioni. Definite, nella logica del Codice civile, "un patrimonio per uno scopo". A fronte di ciò - come esemplificato da Felice Scalvini - si hanno spesso organizzazioni con personalità giuridica, con uno scopo che è in linea con la tradizione delle fondazioni, ma senza un patrimonio minimo che garantisca il perseguimento degli scopi ed il funzionamento di base. O, all'opposto, forme associative ed assetti altri da quello della fondazione che svolgono funzioni erogative importanti. Insomma, fondazioni ibride che da una parte non rispondono ai requisiti classici delle fondazioni, e dall'altra bypassano il vincolo di democraticità che dovrebbe essere proprio della forma associativa.
Si tratta di fare chiarezza, perché, se ci si spinge (non lontano) a considerare le implicazioni dell'azione delle fondazioni, si toccano questioni come la responsabilità sociale delle imprese, a monte del fenomeno; il valore ed il peso delle fondazioni per l'assetto e lo sviluppo sociale; il ruolo del capitale umano e di quello sociale, assolutamente determinanti nell'esperienza delle fondazioni di comunità italiane (capaci di forte attrazione delle donazioni provenienti da enti e, soprattutto, da persone fisiche, solitamente attraverso bandi pubblici con un obiettivo quantificato. Veri "intermediari filantropici"[2]), a partire – come detto da Casadei - dall'input dato nel 1999 dalla Fondazione Cariplo sul territorio lombardo.
La nuova fase di lavoro della Commissione si inserisce in un contesto di crescente interesse attorno alle fondazioni, data anche la recente tendenza alla moltiplicazione – almeno nominalistica - delle stesse, spesso scissa dalla filantropia (la logica del dono vs la logica dello scambio). Due gli esempi: la prosecuzione dell'indagine dell'Istat di rilevazione ed analisi dei dati concernenti i soggetti non lucrativi ("Rilevazione delle Fondazioni", con un nuovo censimento delle fondazioni a partire dalla somministrazione di questionari sulla struttura, sull'attività e sui bilanci a circa 7000 ipotetiche fondazioni, rispetto alle 3800 del censimento del 2001) ; l'avvio dei lavori della Commissione presieduta dal vice Ministro Roberto Pinza per mettere a punto lo schema di riforma del libro I del Codice civile (disciplina e tecnica giuridica; autonomia statutaria e regole di governance; esercizio dell'attività di impresa; controlli).
Su quest'ultimo punto, la Commissione si è posta un ulteriore problema, relativo agli strumenti di collegamento fra diritto comune e legislazione speciale in materia di fondazioni. Con alcuni punti critici in rapida e costante evoluzione: l'attività commerciale svolta dalle fondazioni; il modello duale di governance; le opportune distinzioni fra fondazioni di pubblica utilità e fondazioni di famiglia (che piuttosto dovrebbero assumere la forma di trusts) ; il modello europeo di fondazione.
Si è ritenuto quindi necessario disporre di un quadro ricognitivo sufficientemente significativo. È in questa ricognizione il contributo sostanziale alla comprensione del fenomeno delle fondazioni.
Pertanto, nel corso della seconda riunione (29 novembre 2006, Roma), è stato definito il programma di lavoro della Commissione, che quindi ha seguito (e segue) due percorsi congiunti:
- un'ampia ricognizione sullo stato delle cose;
- la scelta di alcuni temi importanti ai fini di un intervento propositivo del CSS.
La ricognizione, oltre a fornire alla Commissione i dati utili, serve a ricostruire un quadro d'insieme dello stato delle Fondazioni.
La Commissione ha scelto di procedere ad alcuni carotaggi per tipologie di fondazioni, con un lavoro analitico – affidato a giovani ricercatori - in grado di restituire il punto di vista dei testimoni privilegiati, all'interno quindi delle stesse fondazioni. Avendo come obiettivo quella che Giuliana Gemelli ha definito "una carta di identità mobile, dinamica, evolutiva" delle diverse forme esistenti. Individuate incrociando due dati: quello soggettivo; e quello oggettivo, delle attività svolte. Per poi proseguire con la raccolta di dati riguardanti: l'attività di erogazione; le tipologie di erogazione; le procedure seguite per ognuna di queste tipologie; e, per ciascuna procedura, il tipo di informazione e documentazione prodotta.
Altri temi saranno oggetto di studio della Commissione. Ad incominciare da alcune indicazioni del Presidente il quale, nella lecture annuale tenuta in occasione della sessione pubblica (4 aprile 2007, Roma) in apertura dell'Assemblea annuale dei Soci del Consiglio, ha parlato de "Le grandi fondazioni in Italia: una speciale responsabilità sociale", fissando un'agenda di profili che richiedono una riflessione accurata e tempestiva da parte dei protagonisti del mondo fondazionale (organi di governo, enti locali, stakeholder) e del legislatore.
Gli spunti e le sollecitazioni contenute nella lecture e nel dibattito che ne è seguito (al quale hanno partecipato il Segretario generale della Compagnia di San Paolo, il Presidente della Fondazione Monte di Bologna, il Vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Venezia, il Presidente della Fondazione "Giannino Bassetti", il Presidente della Fondazione Housing Sociale, ed altri) hanno trovato numerosi interlocutori. Tra le riviste specializzate, Il Risparmio dell'ACRI l'ha pubblicata integralmente. Il 28 maggio, poi, a Torino, la discussione è proseguita nell'ambito di un seminario internazionale, promosso dal CSS insieme alla Compagnia di San Paolo, su "Le fondazioni negli Stati Uniti e in Italia: storie diverse ma uguali responsabilità? ", con la partecipazione di Sergio Ristuccia e di Olivier Zunz dell'Università della Virginia.
Anche sulla base di questi sviluppi, nella riunione del 5 luglio 2007 (Roma), la Commissione ha ritenuto che dovranno essere affrontati ulteriori profili: il funzionamento del modello duale di governo delle fondazioni di origine bancaria, nel corso di quasi dieci anni di storia e di esperienza sulla base della legislazione c. d. del 1998-'99; gli statuti delle fondazioni e la misura della loro corrispondenza con i principi fissati dalla Corte Costituzionale con le sentenze del 2003; il ruolo che alcune Fondazioni hanno avuto nel fenomeno delle aggregazioni bancarie (conseguenze, rischi ed opportunità) ; i criteri della gestione patrimoniale delle fondazioni.
I membri della Commissione hanno poi valutato e discusso i primi risultati dei lavori di ricognizione in corso sulle fondazioni di origine pubblica (intese come fondazioni costituite dalle Pubbliche Amministrazioni per via non legislativa), sulle fondazioni d'impresa e sulle fondazioni di comunità (italiane ed inglesi), con un approfondimento del tema della venture philantropy.
I ricercatori impegnati nel lavoro di carotaggio, hanno presentato le relazioni intermedie di ricognizione di:
- Alcune fondazioni istituite da enti locali e amministrazioni pubbliche negli ultimi dieci anni, andando ad individuare le trenta più rilevanti sul piano dell'innovazione della governance, delle attività, dell'assetto. Per verificare quanto la promozione pubblica sia una reale spinta alla nascita ed allo sviluppo di soggetti della sussidiarietà.
- Le fondazioni di impresa (corporate giving) in Italia, Stati Uniti e Gran Bretagna, con attenzione ai modelli di capitalismo ed alle misure nazionali di incentivazione fiscale.
- Le fondazioni di comunità in Italia sulla base di cinque indicatori: 1) il grado di indipendenza finanziaria (come forma di autonomia patrimoniale rispetto al soggetto promotore) e politica (rispetto alla composizione degli organi di governo e delle istituzioni politiche) ; 2) Le modalità operative di pubblicazione dei bilanci e di accesso alle informazioni della fondazione; 3) La forma di legittimazione sociale all'interno della comunità di riferimento; 4) L'attività di valutazione e monitoraggio dell'impatto sociale esterno e delle professionalità interne alla fondazione; 5) Il rapporto con i donatori nelle strategie di raccolta di risorse.
- Le fondazioni di comunità in Gran Bretagna (sorte negli anni Settanta) in relazione all'attuale slancio di crescita del Terzo settore connesso a politiche statali mirate.
- La Venture Philanthropy (con cui si intende l'applicazione degli strumenti e delle best practices del Venture Capital al settore sociale) come modalità d'azione della nuova filantropia comunitaria che inizia a svilupparsi in Italia.
Nel 2008 sarà pubblicato un volume che raccoglierà gli aggiornamenti dell'attività svolta ed i testi che rendono conto delle evidenze raccolte (sondaggi, interviste ed approfondimenti), a fondamento delle possibili raccomandazioni che la Commissione vorrà rivolgere al mondo stesso delle fondazioni Misurare, descrivere, definire il fenomeno, prima. Disegnare strumenti, modalità ed aree di intervento, poi.
Note:
[1] La Commissione è composta da: Sergio Ristuccia (coordinatore), Bernardino Casadei, Francesco Saverio Coppola, Antonio Di Majo, Marco De Marie, Giuliana Gemelli, Luciano Hinna, Felice Scalvini.
[2] Ad oggi, la misura di questa capacità conta 3000 donazioni per un valore complessivo di oltre 7 milioni di euro.






