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Etnobarometro è una rete di centri e di esperti per la ricerca e il monitoraggio dei conflitti etnici e dei flussi migratori in Europa, creata dal CSS nel 1997 grazie a un contributo della Commissione dell'Unione Europea. Successivamente ha ricevuto finanziamenti, finalizzati a progetti, da numerose fondazioni italiane e straniere, dal ministero degli Affari Esteri italiano e dal Dipartimento Affari Sociali della Presidenza del Consiglio italiana.

Oltre alle attività di monitoraggio (il primo Rapporto, 300 pagine, apparso nel maggio 1999) e alla costituzione di un vasto archivio sulle questioni etniche e sulle migrazioni, Etnobarometro ha realizzato e pubblicato una serie di ricerche su situazioni e problemi specifici quali l'immigrazione albanese in Italia e la questione della criminalità, il conflitto in Kosovo, il conflitto in Macedonia, i flussi migratori interni e le immigrazioni in Russia, la questione curda, i problemi delle minoranze nei Balcani (Bulgaria, Macedonia, Romania), una analisi delle riforme in materia di minoranze e diritti civili e sul movimento post-islamista in Turchia, in relazione alla domanda di adesione alla UE di quel paese, e più recentemente una indagine sulle strategie di integrazione degli immigrati in nove città europee (Torino, Stoccolma, Rotterdam, Mannheim, Manchester, Bruxelles, Tolosa, Murcia e Lisbona). Inoltre in corso una ricerca sul problema dell'identità e dell'organizzazione sociale dei Rom in Europa centro-orientale. Nel maggio 2004, infine, è diventato operativo il progetto di ricerca internazionale Europe's Muslim Commuties post-11 September: Security and Integration.

Progetti in corso
 
Identità e integrazione nella società civile dei ROM in Romania e Moldova
  
Questa ricerca, condotta sul campo tramite interviste individuali approfondite (a tutt’oggi 72 già realizzate), segue quelle già condotte in Bulgaria e Macedonia (pubblicate nella serie Working Papers di Etnobarometro rispettivamente nel 2003 e 2005) e verrà completata nei primi mesi del 2008. La ricerca è coordinata dal prof. Christian Giordano, direttore del Interfaculty Institute on Central and Eastern Europe Studies dell’Università di Friburgo, e presidente di Etnobarometro.E’ co-finanziata dalla Fondazione Nazionale Svizzera.
 
Flussi migratori dalla Romania e integrazione degli immigrati romeni in Italia
 
Questa indagine, condotta in collaborazione con CARITAS/Migrantes, raccoglierà dati sulla presenza di romeni nelle diverse regioni dell’Italia. Potrà, sulla questione dei Rom di nazionalità romena, avvalersi dei dati già raccolti tramite la ricerca sui Rom in Romania (vedasi sopra). Per quanto riguarda la vita dei romeni in Italia e la situazione determinata dai recenti episodi di violenza verificatisi in Italia, può contare sulla collaborazione delle principali associazioni rumene attive nel nostro paese, con le quali siamo stati in contatto negli ultimi due mesi, le quali si faranno carico di distribuire un nostro questionario ai loro iscritti. Il questionario avrà come obiettivo principale quello di raccogliere testimonianze sulle motivazioni che inducono i romeni ad emigrare, sulla situazione degli immigrati romeni in Italia, sui problemi da essi incontrati nel loro processo di integrazione (in particolare nel mercato del lavoro, senza peraltro trascurare gli aspetti legali, culturali e di partecipazione alla società civile), ed inoltre sul disagio e le difficoltà causate dai suddetti episodi di violenza e dalle conseguenti, indiscriminate reazioni xenofobe dell’opinione pubblica italiana. Per quest’ultimo aspetto, si procederà anche a una rilevazione dell’immagine dei romeni trasmessa dalla stampa e dagli altri media del nostro paese.
I risultati dell’indagine verranno discussi presso le sedi di almeno tre delle principali associazioni di rumeni in Italia. Saranno al tempo stesso oggetto di esame e discussione in Romania, non solo presso le università e altri centri che collaborano alla nostra ricerca sui Rom in Romania, ma anche in altre sedi coinvolgendo le competenti istituzioni rumene, rappresentanti delle comunità Rom, nonché operatori economici italiani e rappresentanti degli organismi italiani sia pubblici che privati operanti in Romania.
 
Multiculturalismo in Europa

Una analisi dei principali “modelli” di società multiculturale che i paesi europei hanno conosciuto a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi. Il multiculturalismo è stato fin dall’inizio un concetto ambiguo e per questo molto controverso. L’ambiguità del concetto di multiculturalismo emerge chiaramente dai diversi nomi con cui è stato chiamato da studiosi e politici. Oltre ad assimilazione, integrazione e multiculturalismo, alcuni hanno usato incorporamento, altri pluralismo, pluriculturalismo, interculturalismo, ecc. Alcuni hanno parlato di assimilazione senza partecipazione (con riferimento alla Svizzera) ed infine il multiculturalismo è stato descritto da alcuni critici come una fraudolenta alternativa alle pari opportunità.
 
Il punto di partenza della nostra analisi è stato la presunta crisi di questi modelli, in Gran Bretagna dopo l’attentato del 7 luglio, ma anche in Olanda dopo l’assassinio di Van Gogh, in Danimarca, e in altri paesi. Si è redatto un resoconto storico di come nei pasi esaminati si sia sviluppato un certo modello (sottolineando i principi, le politiche) e come questo è stato poi applicato nei fatti, seguito poi da una analisi dei fattori che hanno portato alla affermazione del fallimento del modello. L’analisi ha avuto per oggetto Gran Bretagna, Olanda, Francia, Germania, Danimarca e Italia (il cui modello è… l’assenza di un modello). Studiosi di questi paesi hanno stilato dei rapporti preliminari, discussi nel dicembre del 2006 nel corso di un incontro tenutosi a Weinheim, in Germania, e ospitato dalla Freudenberg Stiftung. Un workshop internazionale si è tenuto a Torino nel giugno del 2007, per approfondire alcune delle questioni più importanti e maggiormente controverse che il multiculturalismo ha sollevato nelle società europee, come i “diritti culturali”, il “pluralismo legale”, l’integrazione nelle scuole pubbliche.
  
Comunità musulmane in Europa: sicurezza e integrazione dopo l’11 Settembre

L’obiettivo iniziale della ricerca, sviluppata da un team di studiosi ed esperti musulmani e non, era di valutare le conseguenze della reazione negativa all’11 Settembre da un punto di vista generale, sia da parte delle comunità musulmane che dell’opinione pubblica europea, e il suo impatto sui processi di integrazione in particolare, nello specifico sulla relazione tra le comunità musulmane e il resto della popolazione. Retrospettivamente, si è tuttavia evidenziato che i problemi erano preesistenti agli attentati terroristici e che la conseguenza principale del terrorismo è stata una maggiore difficoltà a dialogare. I paesi oggetto della ricerca sono stati: Italia, Francia, il Regno Unito, la Germania, il Belgio e l’Olanda.
 
Tra la primavera del 2004 e il maggio del 2006, si sono incontrati nei sei Paesi circa 20 gruppi di discussione, e ciascun gruppo per almeno tre volte. Sono stati coinvolti circa 40 ricercatori locali, sotto la guida di un coordinatore per paese. I gruppi erano formati ciascuno da 10-12 persone, insegnanti, giornalisti, studenti, lavoratori e impiegati, rappresentati delle istituzioni locali e ONG, lavoratori impiegati nel sociale, casalinghe, alle volte un poliziotto di quartiere o un imam – musulmani e non musulmani, uomini e donne, giovani e anziani.
 
Attualmente si sta lavorando alle analisi comparative, strutturate in otto capitoli: 1) introduzione e metodologia, 2) Società civile/Cultura politica, 3) Linguaggi del corpo, politiche del corpo, 4) Congiungere narrativa pubblica e privata, 5) Grammatica del conflitto, 6) Negoziare diritti e doveri, 7) Istruzione e conflitti nelle scuole pubbliche, 8) Musulmani: Sfera pubblica e politica.
 
Politiche di sicurezza e integrazione: comparazione USA e Europa
 
Una analisi comparativa, ad opera di un gruppo di lavoro misto composto da studiosi ed esperti americani ed europei, delle politiche europee e americane nei confronti delle minoranze musulmane, con particolare riguardo al problema della sicurezza e a come le misure di sicurezza incidono sui processi di integrazione e sulla coesione sociale. Questo progetto, promosso e coordinato da Etnobarometro, avrà come partner americano il Center for International Studies del MIT (Massachusetts Institute of Technology). Attualmente è in corso la campagna di finanziamento.
  
L’accesso degli immigrati alla sanità pubblica
 
A seguito della nostra ricerca in sei paesi europei su come il “multiculturalismo” (integrazione, diritti culturali, partecipazione alla società civile) è stato attuato o contraddetto in pratica, sarà organizzato, con gli amministratori della sanità pubblica di alcuni di questi paesi, un workshop per discutere dell’accesso delle minoranze post-immigrazione ai servizi sanitari, con particolare attenzione alle procedure legali e burocratiche, così come alla disponibilità di informazioni adeguate. Molti immigrati non beneficiano di alcuni servizi semplicemente perché non ne sono a conoscenza o perché non hanno familiarità con le procedure che permetterebbe loro di accedervi. Il workshop sarà preceduto da delle interviste con immigrati per valutare la loro percezione di tali problemi. Ad alcuni di essi sarà chiesto di prendere parte al workshop e raccontare la propria esperienza personale in materia di sanità pubblica.
Un primo test pilota sarà realizzato in Italia, in collaborazione con la Caritas, la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e la Regione Lazio.

Questione Kosovo

Con interviste sul campo (politici, media, centri di ricerca) ci si propone di studiare l’impatto di un Kosovo indipendente sugli equilibri regionali e in particolare sulla minoranza albanese in Macedonia e quella serba in Bosnia Herzegovina. Si studierà anche la posizione di Tirana, per valutare quale ruolo la stessa Albania potrebbe svolgere nel nuovo contesto.
L’indipendenza del Kosovo, data come ineluttabile forse troppo disinvoltamente, solleverà anche la questione delle misure che l’Unione Europea potrebbe adottare per contenere le ricadute negative, e più generalmente renderà necessario un riesame della politica dell’Unione nei Balcani.  L’indagine, iniziata nel novembre 2007, valuterà, come primo passo, la situazione della Macedonia.
Per informazioni più dettagliate sui diversi progetti vedasi http://www.ethnobarometer.org
 

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