Mentre le università italiane lottano con bilanci in calo e fuga dei cervelli, la ricerca economica nata in Italia si aggiudica un ruolo importante in Europa nel dibattito sulla riforma delle università.
La Commissione Europea ha appena assegnato alla Università di Pisa un importante contratto da 1,2 milioni di euro per produrre dati statistici sulle università in tutti i 27 paesi membri e per studiare il sistema statistico da applicare in futuro. L'Università di Pisa coordina un gruppo di centri di ricerca in Austria, Germania, Norvegia e Svizzera, e una squadra di oltre 50 esperti e statistici da tutta Europa.
"Oggi nessun governo europeo dispone di dati statistici sulla base dei quali impostare le politiche per le università e le riforme strutturali in modo comparabile con gli altri paesi. Ad esempio nessuno sa con certezza quante e quali siano le università ad alta intensità di ricerca in Europa. Soprattutto non esistono dati a livello delle singole università. È possibile confrontare la FIAT con tutti gli altri produttori di automobili europei, o Alitalia con le altre compagnie e dare un giudizio, ma non è possibile confrontare il Politecnico di Milano con l'Università Tecnica di Monaco o l'EPFL di Losanna. I governi, i giornali e le opinioni pubbliche dei paesi europei vanno in fibrillazione quando escono le classifiche mondiali delle università, ma pochi sanno che quelle classifiche sono piene di errori metodologici. È come comprare titoli in borsa sulla base di informazioni sbagliate".
A parlare è il coordinatore del progetto EUMIDA, il Professor Andrea Bonaccorsi, ordinario di Economia e gestione delle imprese alla Facoltà di Ingegneria di Pisa e uno dei pionieri nel campo dell'analisi economica della scienza.
Anche il dibattito politico e giornalistico in Italia è spesso affetto da grave carenza di informazioni: fanno scalpore le notizie di scandali e favoritismi, ma nessuno va veramente a verificare quali università italiane sono le migliori, in quali campi, con quali indicatori. La prospettiva comparativa con gli altri paesi europei è fondamentale.
"Abbiamo vinto il contratto contro una cordata composta dai principali centri di ricerca europei che producono dati bibliometrici- dice il prof Bonaccorsi- e la cosa non era affatto scontata. La chiave del successo è stata il fatto che il nostro progetto si basava su una ricerca esplorativa ad alto rischio che avevamo condotto alla Università di Pisa negli anni precedenti con un Network of Excellence, pubblicando il primo libro che consente una analisi quantitativa delle università europee. Prendersi dei rischi paga".
Il progetto è molto complesso perché include 27 paesi, in ciascuno dei quali si devono raccogliere i dati su tutte le università, e per questo è fortemente supportato da Eurostat, l'ufficio statistico europeo. "Di fatto andremo a costruire le basi di un futuro sistema statistico integrato a livello europeo, con forti effetti positivi sulla comparabilità tra le università e la trasparenza, e quindi sulla autonomia e la libertà di scelta".






