Crisi della grande impresa e nuove forme di imprenditorialità. Il caso dell’Italia del Nord Ovest a confronto con la tendenza europea
La Commissione, coordinata da Giuseppe Berta e Angelo Pichierri, nell’esaminare la natura dei processi analizzati, ha posto a premessa del suo lavoro l’ipotesi secondo cui il declino della grande industria non necessariamente si traduce in un declino industriale generalizzato, e che il processo di cambiamento in corso non si limita alle grandi imprese ma è strutturale e tuttora in atto, quindi difficile da classificare. La Commissione ha finalizzato il proprio lavoro all’analisi delle medie imprese e del loro ruolo nella trasformazione industriale in atto in Italia, con particolari riferimenti al nord ovest. Sono stati studiati i trend della trasformazione storica della struttura industriale italiana, che ruota attorno alle caratteristiche dimensionali delle imprese: dall’ascesa delle grandi imprese durante il boom economico, al successo delle imprese distrettuali durante gli anni ’80, e il graduale declino della grande impresa. Così anche la dinamica dell’evoluzione attuale: i processi di globalizzazione e di integrazione europea hanno provocato la crisi dei distretti e il definitivo collasso della grande impresa italiana, ma anche la crescita di un nuovo core di imprese competitive dinamiche: le medie imprese. Il lavoro si è concluso all’inizio del 2006, con la pubblicazione di un Libro bianco (Marsilio, Venezia, 2007).
Ricerche
Cuneo e il Nord: una ricerca sulle reti imprenditoriali
In collaborazione con l'Ufficio Studi della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo
Metodologia
a) approntamento di un questionario somministrato a un campione ampio di imprenditori, rivolto a conoscere storia e percorsi imprenditoriali e il punto di vista ‘medio' dell'insieme del tessuto imprenditoriale nelle sue diverse articolazioni dimensionali e strutturali, mediante alcuni items selezionati;
b) realizzazione di case-studies su circa 10 imprese-tipo cuneesi mediante una batteria di interviste al management delle imprese cuneesi selezionate e al management delle imprese con cui si sono sviluppate le più significative relazioni;
c) costruzione della mappa delle relazioni e delle interdipendenze entro cui operano le imprese del territorio;
d) rapporto finale di ricerca previsto per la fine dell'anno 2010.
Gruppo di ricerca
La ricerca è condotta in stretto collegamento con il Centro Studi della Fondazione CRC, diretto da Franco Chittolina. Del gruppo di lavoro fanno parte: Sandro Busso (Università di Torino); Flavio Ceravolo (Università del Piemonte Orientale); Luca Garavaglia (Università del Piemonte Orientale); Luca Storti (Università di Torino). Supervisione scientifica: Arnaldo Bagnasco (Università di Torino) e Paolo Perulli (Università del Piemonte Orientale). Coordinamento: Nicola Crepax (Consiglio Italiano per le Scienze Sociali).
Primi risultati
La fase 1 di rilevazione si è esaurita nella prima settimana di giugno. Le aziende sono state contattate utilizzando un approccio che consentisse la massima flessibilità di risposta al questionario: era possibile infatti rispondere per mezzo di un colloquio telefonico con la rilevatrice, rispondere a mezzo email, oppure via posta ordinaria. Questa flessibilità e il capillare e ripetuto lavoro di contatto ha consentito di raggiungere circa la metà delle aziende del settore censite (su 118 aziende censite nella nostra lista, redatta in stretta collaborazione con la Fondazione CRC, l'Unione Industriali e la CCIAA, siamo riusciti a ottenere un tasso di risposta approssimativamente del 50% raccogliendo le risposte di 58 aziende). I temi trattati dal questionario erano molti ed è attualmente in corso l'analisi dei dati raccolti. Possiamo tuttavia provare a delineare alcuni primi risultati, la cui natura resta comunque del tutto preliminare.
In prima istanza,si voleva ricostruire il profilo tipico delle aziende cuneesi del settore, analizzandone la struttura organizzativa e le sue eventuali evoluzioni nel tempo, cercando di censire l'apertura di nuove sedi produttive o commerciali anche al di fuori del territorio locale e di valutare l'attuale stato di salute o di crisi. Occorre a questo proposito puntualizzare che questa rilevazione sconta un problema sistematico: in proporzione sul totale, le imprese piccole e medio piccole hanno aderito meno alla rilevazione, mentre sovra-rappresentate rispetto al totale sono le imprese maggiori. Questo ovviamente produce lievi distorsioni nella lettura dei dati, già in prima battuta tenute in considerazione. Almeno rispetto alle imprese intervistate, emerge una quadro sostanzialmente positivo, caratterizzato da una buona vivacità produttiva e commerciale e da una crescente apertura delle imprese ai mercati internazionali.
Una seconda parte dell'indagine è invece dedicata al rapporto con il territorio cuneese e, più in particolare, con le imprese del settore primario che producono localmente. Dalle risposte degli intervistati sembra emergere soprattutto la strutturazione di rapporti di subfornitura più che di vera e propria integrazione produttiva. Sono rari i casi in cui si stabiliscono fra produttori agricoli locali e industria agroalimentare vere e proprie partenership che prevedono trasferimento reciproco di saperi o contratti organici di produzione integrata, mentre molto più numerosi sono i casi di attivazione di strutture di certificazione e tracciabilità del prodotto. Sono presenti quindi soprattutto relazioni di subfornitura, rese vantaggiose da una più accurata identificazione della filiera a garanzia della qualità e allo stesso tempo della tipicità dei prodotti.
È stato poi chiesto agli intervistati di aiutare i ricercatori a capire se fra le loro strategie assumesse rilievo la strutturazione di alleanze cooperative con altre imprese del cuneese che operano nello stesso settore, oppure con imprese di altre parti d'Italia o del mondo. Una tra le ipotesi di partenza della ricerca era infatti che proprio le reti di imprese potessero costituire un importante canale di innovazione per il settore. I dati tuttavia sembrano mostrare una scarsa attivazione di questo tipo di strategia fra gli intervistati. Solo una quota residuale si è impegnata in reti di impresa o in iniziative analoghe. Anche la proiezione verso l'estero sembra essere più una strategia individuale di singole imprese che non una scelta di gruppi di imprenditori che cooperano per affrontare la competizione internazionale.
Anche rispetto all'accesso ai saperi necessari all'impresa, le imprese contattate sembrano soprattutto identificare in alcune aree la necessità di rivolgersi all'esterno piuttosto che farne un uso sistematico. Attivano collaborazioni con enti di ricerca e professionisti, soprattutto per la costruzione di sistemi di tracciabilità e sicurezza alimentare e, in quota un po' minore, per i servizi informatici. Piuttosto basso in generale è il ricorso a saperi esterni per produrre innovazione di prodotto o di processo. Di pari passo, sembra essere basso il ricorso all'aiuto dei centri di ricerca sul territorio locale, con una qualche eccezione rispetto all'Università di Torino (non solo le Facoltà cuneesi) e (con numeri più piccoli di collaborazioni segnalate) rispetto a Tecnogranda, che sembrano essere gli interlocutori di ricerca privilegiati per le aziende da noi intervistate. Occorre inoltre segnalare che la quasi totalità delle imprese (oltre l'80 %) basa lo sviluppo dei propri prodotti su strutture di lavoro tipicamente In-House e finanzia queste procedure direttamente con fondi propri dell'imprenditore o con il cash-flow dell'azienda. Peraltro, anche il ricorso a incentivi pubblici è assai contenuto e si concentra per lo più nell'accesso a fondi di garanzia per il credito agevolato (vi hanno fatto ricorso circa un quarto delle aziende intervistate) e non si concretizza in misure tese a finanziare l'innovazione.
Un'ultima dimensione di analisi si riferiva esplicitamente ai possibili vantaggi della localizzazione cuneese dell'impresa. Gli intervistati hanno sottolineato che più che nelle dimensioni tipicamente materiali della presenza di infrastrutture dedicate e di centri di ricerca, i vantaggi si concentrano principalmente nella disponibilità di filiere produttive di buona qualità e nella presenza di risorse umane locali di buona qualità, legata ad una radicata tradizione industriale, e più in generale in una buona qualità della vita. Occorre riflettere sul fatto che siano soprattutto le componenti tradizionali a richiamare l'attenzione dei nostri intervistati. Guardando in chiaroscuro con altre fonti di dati, la provincia cuneese non appare essere ai primissimi posti per qualità della vita, eppure più di un terzo dei nostri intervistati sottolinea questo come uno tra i motivi di vantaggio nel fare impresa nel cuneese. Rispetto a questo e a numerosi interrogativi, si intende fornire risposte con il procedere delle analisi, augurandosi contemporaneamente di riuscire a stimolare gli attori locali con iniziative di lettura congiunta dei risultati, che avranno lo scopo di far crescere la consapevolezza diffusa rispetto ai possibili sentieri di sviluppo per uno fra i settori cruciali dell'economia locale.
(a cura di Nicola Crepax)






